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TV-RES-0011 — Lettera al giornale “Italia Libera” sul ruolo degli avvocati durante la Liberazione

Lettera a “Italia Libera”, il giornale del Partito d'Azione, in cui Vallino difende il ruolo del comitato di avvocati del CLN e chiarisce la natura provvisoria della gestione degli albi professionali dopo la Liberazione.

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TV-RES-0011

Trascrizione

Cara "Italia Libera" leggo la lettera di "un gruppo di avvocati mai iscritti", che si duole che gli epuratori degli albi degli avvocati e procuratori sono tutti o quasi ex fascisti, e muove agli stessi l'appunto di avere "all'alba della rinascita" brigato o comunque accettato un incarico tanto delicato. Essendo il mio nome compreso fra quelli cui è rivolta la lettera, e non avendo mai posseduto ne richiesto la tessera fascista, ho il diritto e il dovere di rettificare quanto è stato pubblicato: 1) non è esatto che sia stata nominata una commissione di epurazione per gli avvocati, e i nomi pubblicati sul Giornale lombardo sono semplicemente i membri del C.L.N. - avvocati che - in conformità agli ordini del C.L.N.A.I. ha occupato il 26 aprile il Palazzo di Giustizia, quando era ancora presidiato dalle forze fasciste repubblicane e che ha assunto provvisoriamente la reggenza del Collegio Professionale. 2) che il detto Comitato non si è costituito, come si insinua nella lettera, all'alba della rinascita ma in pieno periodo clandestino e cospirativo allorché molti colleghi iscritti o no al P.N.F. non accettarono i rischi che tale attività comportava; 3) che se è vero che alcuni colleghi del Comitato ebbero la tessera fascista è altrettanto vero che essi hanno condiviso con noi la responsabilità, i rischi ed anche la galera. 4) che in fine, dato che i singoli componenti sono stati nominati dai rispettivi partiti, appare inopportuno incriminare l'unità di spirito e di intenti che ha informato la lotta di Liberazione e ne ha reso possibile l'esito vittorioso

Nota di contesto

Il documento si inserisce nel clima della Liberazione, quando anche il mondo forense era chiamato a ridefinire il proprio ruolo nella rinascita civile e istituzionale del paese. La lettera mostra come attorno a Tullio Vallino si muovessero non solo esperienze legate alla Resistenza, ma anche riflessioni sul contributo degli avvocati alla ricostruzione della legalità democratica nel dopoguerra.